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- 4 settembre 2008
TIFO VIOLENTO - L'errore è continuare a chiamarlo "tifo"
"La rivoluzione comincia dalle parole" diceva Kant. Se si cominciasse a definire un fenomeno della realtà con il termine che meglio gli si attribuisce, sarebbe già un passo avanti.
Il modo in cui definiamo e descriviamo qualcosa porta con sè determinate conseguenze ed effetti, legati proprio alle implicazioni della terminologia. Cosa hanno in comune la prevaricazione verbale e fisica, la furia distruttiva, la violenza e i danni sulle cose e sulle persone e la PAURA con il tripudio di maglie colorate, le grida di gioia, il sudore e l'adrenalina della competizione, l'emozione sui volti dei migliori atleti di calcio? Niente. Le prime appartengono a ciò che ovunque convenzionalmente si chiama "comportamento violento", le seconde alle autentiche manifestazioni sportive.
In qualsiasi altro contesto sociale i comportamenti violenti appena descritti sono considerati puri reati e pertanto perseguiti dalla legge. Se per strada una persona qualsiasi sradicasse un cartello stradale per scagliarlo addosso a qualcuno, andrebbe incontro a conseguenze ben precise sia sul piano legislativo che sociale. Questo finchè tali reati - gli stessi se non peggio - non vengono collegati e fatti risalire alle partite di calcio, rubricandoli nella dicitura "tifo violento"; in tal caso non solo non vengono più considerati comportamneti perseguibili, ma addirittura di fronte al lancio di un oggetto ci si stringe nelle spalle, accontentandosi che si tratti di ben poca cosa di fronte a ciò che gli ultras possono arrivare a fare! E così il limite di tolleranza tende progressivamente a salire, nonostante che nuovi decreti e e misure del governo invochino la cosiddetta "tolleranza zero".
Finchè gli atti violenti saranno etichettati come "tifo violento" (considerandoli una sottocategoria del tifo e non una comune forma di delinquenza) continueranno ad accadere regolarmente e puntualmente ogni domenica, in prossimità geografica e/o temporale con le strutture e gli incontri di calcio, con buona pace di politici, istituzioni e Lega calcio. Ne sono un fulgido esempio gli "incidenti" accaduti nelle piazzole autostradali, "casualmente" correlati con il campionato di calcio, sebbene distanti centinaia di chilometri dai campi di gioco.
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